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Guida

Riposi tra un turno e l'altro: 11 ore al giorno e riposo settimanale.

Le regole di base del D.Lgs. 66/2003 spiegate con turni veri: quanto deve durare il riposo tra un turno e l'altro, come si conta il riposo settimanale e quali errori capitano più spesso.

Pubblicata il 26 ottobre 2026. Testo di legge consultato su Normattiva il 25 ottobre 2026.

In breve

  • Tra la fine di un turno e l'inizio del successivo servono almeno 11 ore di riposo di fila, ogni 24 ore.
  • Ogni 7 giorni serve un riposo di almeno 24 ore di fila, di regola la domenica. Si somma alle 11 ore del riposo giornaliero.
  • Il riposo settimanale si calcola come media su un periodo di non più di 14 giorni.
  • I contratti collettivi possono prevedere regole diverse, ma solo alle condizioni della legge, tra cui periodi equivalenti di riposo compensativo.

Il riposo giornaliero: 11 ore di fila

L'art. 7 del D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 riconosce al lavoratore undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo va goduto tutto di fila. Fanno eccezione le attività con periodi di lavoro frazionati durante la giornata o con regimi di reperibilità.

In pratica si guardano due orari: quando finisce un turno e quando inizia il successivo. Tra i due devono passare almeno 11 ore.

Il riposo settimanale: 24 ore, più le 11 del giorno

L'art. 9, comma 1, prevede ogni sette giorni un riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola la domenica, da cumulare con il riposo giornaliero dell'art. 7.

Cumulare vuol dire sommare. Per questo si parla spesso di 35 ore di fila (24 + 11): dalla fine dell'ultimo turno prima del giorno di riposo all'inizio del primo turno dopo.

Lo stesso comma dice che il riposo settimanale si calcola come media in un periodo non superiore a 14 giorni. Il conto quindi non si fa su ogni singola settimana, ma su un periodo fino a due settimane. Il contratto collettivo applicato può avere regole più strette: va sempre controllato.

Il comma 3 dello stesso articolo permette, per alcune attività e per chi lavora con particolari turni, di fissare il riposo in un giorno diverso dalla domenica.

Esempi di turni

1. Chiusura la sera e apertura la mattina dopo: non va

Lunedì dalle 14:00 alle 22:00, martedì dalle 06:00 alle 14:00. Tra le 22:00 e le 06:00 passano 8 ore. Ne mancano 3: il riposo giornaliero non è rispettato.

2. Chiusura alle 22:00 e rientro alle 09:00: va

Lunedì dalle 14:00 alle 22:00, martedì dalle 09:00 alle 17:00. Tra le 22:00 e le 09:00 passano esattamente 11 ore: il minimo è rispettato. Basta anticipare il rientro di mezz'ora per andare sotto.

3. Turno spezzato: va

Martedì dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 21:00, mercoledì dalle 08:00 alle 12:00. La pausa del pomeriggio non è il riposo giornaliero. Conta il tratto dalle 21:00 di martedì alle 08:00 di mercoledì: 11 ore. Rispettato.

4. Turno di notte seguito da un pomeriggio: non va

Notte dalle 22:00 alle 06:00, poi un turno dalle 16:00 dello stesso giorno. Tra le 06:00 e le 16:00 passano 10 ore. Non basta: il turno dovrebbe iniziare non prima delle 17:00.

5. Giorno di riposo stretto: attenzione

Sabato dalle 14:00 alle 22:00, domenica riposo, lunedì dalle 06:00 alle 14:00. Dalle 22:00 di sabato alle 06:00 di lunedì passano 32 ore, meno delle 35 che risultano sommando 24 e 11. Non è per forza una violazione: il riposo settimanale si calcola come media su 14 giorni e il contratto collettivo può avere regole proprie. Conviene però controllare tutto il periodo e, nel dubbio, sentire il consulente del lavoro. Con l'inizio del turno di lunedì alle 09:00 il dubbio non si pone.

Errori tipici

  • Chiusura e apertura alla stessa persona in due giorni di fila. È il caso più frequente di riposo sotto le 11 ore.
  • Cambi turno all'ultimo minuto. Uno scambio tra colleghi risolve la copertura, ma può accorciare il riposo di chi prende il turno.
  • Straordinario a fine turno. Se il turno della sera si allunga, il riposo prima del turno dopo si accorcia.
  • Contare solo il giorno libero. Un giorno di calendario libero non basta se il turno prima finisce tardi e quello dopo inizia presto.
  • Controllare una settimana alla volta. Il riposo va controllato anche a cavallo tra due settimane, tra domenica e lunedì.
  • Dare per scontate le deroghe. Le eccezioni valgono solo se le prevede la legge o il contratto collettivo, alle condizioni stabilite.

Le deroghe dei contratti collettivi, in generale

L'art. 17, comma 1, permette ai contratti collettivi nazionali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, di derogare tra l'altro all'art. 7 sul riposo giornaliero. Nel settore privato, se il contratto nazionale non dice nulla, le deroghe possono stare in contratti territoriali o aziendali stipulati con le stesse organizzazioni.

Per il riposo settimanale l'art. 9, comma 2, elenca alcune eccezioni. Per esempio il lavoro a turni, quando chi cambia turno o squadra non può godere del riposo tra la fine di un turno e l'inizio del successivo, e le attività con periodi di lavoro frazionati durante la giornata. Prevede anche che i contratti collettivi possano fissare regole diverse, nel rispetto dell'art. 17, comma 4.

L'art. 17, comma 4, pone la condizione: le deroghe sono ammesse solo se ai lavoratori si danno periodi equivalenti di riposo compensativo. Solo in casi eccezionali, quando per motivi oggettivi non è possibile, serve almeno una protezione appropriata.

In pratica: leggi il capitolo su orario e riposi del contratto collettivo che applichi e, nel dubbio, chiedi al consulente del lavoro.

Le fonti

Testo consultato su Normattiva il 25 ottobre 2026.

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Questa guida è informativa e non sostituisce il contratto collettivo applicato né il parere del consulente del lavoro.

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